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Ho custodito il fuoco sotto la cenere gelata,
scavando trincee di sogni nel cuore della notte,
perché solo chi cade sa quanto è alto il cielo
e solo chi ha sete riconosce il valore della fonte.
Non ho mai perso la speranza:
l’ho tenuta stretta come una lampada cieca,
mentre il buio masticava i contorni del giorno.
Non è ferocia la mia, ma memoria di orizzonti.
Ho gli occhi di un lupo che ha vinto la notte,
ma il cuore che pulsa con la grazia di un bimbo.
Così resto sulla soglia, tra l’ombra e la luce,
con le mani che sanno di terra e di stelle.
Il mio inverno è finito, ma ne porto il segreto:
si fiorisce nel gelo, se la radice è profonda.
Non chiedo alla vita un mare calmo,
ma il coraggio di reggere il timone.
Come chi,
"uscito fuori dal pelago alla riva",
guarda indietro l'affanno e
non trema più.